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Novità Fiscali

9 Aprile 2021

Regime Iva applicabile ai ‘contributi in conto gestione’ erogati ex art. 200 comma 1, primo periodo e 2 del Decreto Rilancio

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/E del 31 marzo 2021, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento da riservare ai fini Iva ai contributi Covid-19 erogati dalle Regioni e dalle Province autonome in base all’art. 200, comma 1, primo periodo, del decreto Rilancio a titolo di ristoro dei mancati ricavi realizzati dai soggetti operanti nel settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposti a obbligo di servizio pubblico.

Le risorse stanziate dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ammontano a 500 milioni per l’anno 2020. Le imprese di trasporto pubblico locale sono ristorate dei mancati proventi attraverso anticipazioni veicolate per il tramite degli enti locali. La ripartizione delle risorse è determinata tenendo conto dei ricavi da traffico, risultanti, per ciascuna Regione e Provincia autonoma, dalla banca dati dell’Osservatorio sulle politiche del trasporto pubblico locale.

In merito al corretto trattamento Iva occorre distinguere tra contributi e corrispettivi. Infatti, le erogazioni qualificabili come contributi sono escluse dal campo di applicazione dell’imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni si considerano rilevanti ai fini Iva.

La qualificazione di una erogazione deve avvenire avendo riguardo alla legge che l’ha istituita. Se, invece, non è possibile riscontrare nella legge gli elementi che qualifichino l’erogazione specifica nel senso di contributo o corrispettivo, si dovrà fare ricorso ai criteri suppletivi individuati dalla circolare n. 34/E/2013, secondo l’ordine gerarchico ivi indicato.

Tra i criteri generali per la definizione giuridica e tributaria delle erogazioni la citata circolare menziona che le erogazioni in parola siano effettuate “in esecuzione di norme che prevedono l’erogazione di benefici al verificarsi di presupposti predefiniti” e che la norma istitutiva individui “in modo diretto o indiretto i beneficiari delle somme” o definisca “ l’erogazione come aiuto o come agevolazione”.

Nel caso di specie i contributi in oggetto nascono con la finalità di compensare i gravi effetti economici che ha subìto il settore del trasporto pubblico locale, per effetto della pandemia.

È lo stesso decreto legge Rilancio a connotare le somme di cui al fondo di compensazione alla stregua di erogazioni e a individuare la specifica destinazione delle erogazioni come pure a definire, con un decreto, le modalità di riconoscimento del contributo.

Dal punto di vista tecnico la misura rappresenta un “contributo in conto gestione” la cui quantificazione è definita dalla stessa norma. Il beneficiario non è tenuto a presentare formale richiesta. Gli enti territoriali assegnano ed erogano il contributo sulla base delle risorse stanziate dallo Stato senza alcuna discrezionalità né nell’an né nel quantum.

Al Ministero delle Infrastrutture spetta il compito di condurre l’istruttoria verificando le perdite subite dagli operatori del settore per poi decidere l’entità del contributo da assegnare.

Nella fattispecie rappresentata la natura dell’erogazione assume connotato di “contributo”, in quanto al riconoscimento della stessa non corrisponde alcun obbligo in capo al soggetto ricevente.

Dunque, le risorse finanziarie stanziate devono considerarsi fuori dal campo di applicazione dell’Iva.

9 Aprile 2021

Registrazione delle scritture private sottoscritte con firma elettronica avanzata (FEA)

Un’agenzia immobiliare che opera esclusivamente online e registra contratti preliminari di compravendita in forma di scrittura privata con firma elettronica avanzata (FEA) si interroga sulla correttezza del proprio operato e ne chiede conto all’Agenzia delle Entrate. L’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 23/E dell’8 aprile 2021, interviene in merito evidenziando due questioni interpretative: la validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA e la possibilità di procedere alla loro registrazione.

In merito alla prima questione l’Agenzia evidenzia che i contratti preliminari di compravendita immobiliare redatti come documenti informatici devono essere sottoscritti con firma elettronica qualificata o con firma digitale. L’assenza di una delle due tipologie di firme citate comporta la nullità del contratto. In tema di imposte, l’Agenzia ribadisce il principio per cui la presenza di un vizio dell’atto non incide sull’obbligazione tributaria ossia sull’obbligo di chiedere la registrazione e assolvere la relativa imposta.

Ciò premesso, l’Amministrazione si esprime in merito agli aspetti tributari, precisando di non entrare nel merito dell’effettiva validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA, in quanto problematica di ordine civilistico. Di conseguenza, nel presupposto che la firma elettronica certificata soddisfi i requisiti richiesti dalla normativa, l’Agenzia conferma che le scritture sottoscritte dal legale della società istante devono essere sottoposte a registrazione con il versamento della relativa imposta secondo le regole generali.

Gli atti presentati per la registrazione, sulla base di quanto previsto dall’articolo 43 del Codice dell’amministrazione digitale (CAD), devono essere sottoposti in formati idonei a garantirne integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità al fine di consentire agli uffici delle Entrate di acquisirli nel proprio Sistema di conservazione. L’eventuale declarata invalidità dell’atto per vizio imputabile alle parti impedisce la restituzione delle somme versate in sede di registrazione.

Infine la risoluzione rammenta che le scritture private di cui l’istante effettua la registrazione sono altresì soggette ad imposta di bollo, mediante contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato, ovvero con la modalità virtuale.

Il contribuente che intende assolvere il bollo mediante contrassegno potrà comprovare l’assolvimento dell’imposta indicando nel documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre. All’utente spetterà il compito di conservare per tre anni il contrassegno utilizzato in vista di eventuali accertamenti dell’Amministrazione finanziaria. La possibilità di versare l’imposta tramite mod. F24 è limitata ai casi di irreperibilità del contrassegno telematico.

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