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Novità Fiscali

25 Settembre 2020

Codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per le commissioni addebitate per le transazioni effettuate con pagamenti elettronici

Gli esercenti attività di impresa, arte o professioni hanno diritto ad un credito di imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici tracciabili. Tale credito d’imposta spetta per le commissioni dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi resi a consumatori finali a partire dal 1°luglio 2020, a patto che i ricavi/compensi dell’esercente, relativi all’anno d’imposta precedente, non superino i 400mila euro. Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per le commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 48/E del 31 agosto 2020, ha istituito il codice tributo ‘6916’ denominato ‘Credito d’imposta commissioni pagamenti elettronici – articolo 22, decreto legge 26 ottobre 2019 n. 124’.

25 Settembre 2020

Realizzazione di un cappotto termico in un condominio – facoltà dei condomini di scegliere quale detrazione applicare

I condomini che intendono realizzare un cappotto termico esterno sulle facciate del fabbricato possono optare per il bonus facciate o per l’ecobonus. È la risposta che si ricava dalla risoluzione n. 49/E del 1°settembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate. A formulare il quesito è stato l’amministratore di condominio che ha chiesto lumi sulla facoltà dei condomini di scegliere autonomamente di quale agevolazione fruire.

La legge di Bilancio 2020 ha introdotto il ‘bonus facciate’, ossia la detrazione dall’imposta lorda pari al 90% delle spese documentate sostenute nell’anno 2020 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B. A differenza delle agevolazioni già presenti in materia, non sono previsti limiti massimi di spesa e la detrazione va ripartita in dieci quote annuali, di pari importo, sull’intero ammontare dei costi sostenuti. Ai fini del bonus gli interventi devono essere realizzati esclusivamente sulle ‘strutture opache verticali della facciata, su balconi, su ornamenti e fregi’. Sono escluse le spese su ‘strutture opache orizzontali o inclinate’ quali, ad esempio, coperture (lastrici solari, tetti) e pavimenti verso locali non riscaldati o verso l’esterno nonché per la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli.

Se i lavori di rifacimento della facciata sono influenti dal punto di vista termico o interessano oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, devono trovare applicazione le norme che disciplinano le detrazioni spettanti per l’ecobonus, ossia per gli interventi di riqualificazione energetica.
In tal caso le persone fisiche, soggette all’Irpef, sono tenute ad effettuare i pagamenti con bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto che ha effettuato i lavori. I contribuenti devono inoltre acquisire (e conservare) l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato che certifica la corrispondenza degli interventi effettuati ai requisiti tecnici previsti per ciascuno di essi. Successivamente ai lavori un tecnico esterno e terzo dovrà redigere l’attestato di prestazione energetica (Ape) per l’unità immobiliare per cui si chiedono le detrazioni fiscali.

Infine, entro 90 giorni dal termine dei lavori, va inviata, per via telematica, all’Enea, la scheda descrittiva relativa agli interventi realizzati. Anche le informazioni contenute nell’Ape vanno comunicate. La mancata effettuazione dei predetti adempimenti impedisce di fruire del bonus facciate.

Nei condomini gli adempimenti necessari per la fruizione del ‘bonus facciate’ possono essere fatti dall’amministratore o da uno dei condomini.

La possibile sovrapposizione del bonus facciate con gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e con quelli di recupero del patrimonio edilizio disciplinati dall’art. 16 del decreto legge n. 63/2013 impone di precisare che il contribuente potrà avvalersi, per le medesime spese, di una sola delle predette agevolazioni, nel rispetto degli adempimenti previsti per quella selezionata.
In merito al quesito sottoposto dall’amministratore di condominio, la risoluzione precisa che ciascun condomino può scegliere liberamente se fruire del bonus facciate o dell’ecobonus, indipendentemente dalla scelta effettuata dagli altri.
Sarà compito dell’amministratore, ai fini della comunicazione finalizzata all’elaborazione della dichiarazione precompilata, suddividere la spesa complessiva sostenuta dal condominio in base alle scelte operate dai singoli condomini, tenuto conto che gli interventi hanno limiti e percentuali di detrazioni diverse. Nella comunicazione l’amministratore dovrà indicare le due distinte tipologie di interventi e, per ciascuno di questi, i costi sostenuti, i dati delle unità immobiliari interessate, quelli dei condòmini ai quali sono attribuite le spese, con le relative quote e specificando chi ha optato per la cessione del credito.

In molti casi la scelta di non fruire del ‘bonus facciate’ ma di optare per l’ecobonus è funzionale per il condomino alla possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione d’imposta. Tuttavia il decreto Rilancio (convertito nella legge n. 77/2020) stabilisce che chi sceglie il ‘bonus facciate’ per gli interventi da realizzare può, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, optare per lo sconto in fattura fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato i lavori e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta. Il contribuente ha, in alternativa, la possibilità di avvalersi della cessione del credito d’imposta corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Per gli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro dell’edificio, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, il decreto Rilancio consente, inoltre, ai condomini, di fruire di una detrazione dall’imposta lorda pari al 110% delle spese sostenute dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
La realizzazione di un ‘cappotto termico’ agevolato su un condominio ha un limite di spesa che varia in funzione del numero delle unità immobiliari che lo compongono. Da due a otto unità l’ammontare complessivo della spesa è pari a 40mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari. La cifra scende a 30mila euro (sempre moltiplicato per il numero delle unità immobiliari) se queste sono più di otto.

I lavori di efficientamento energetico legati al superbonus devono comportare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio condominiale o, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta. Questo è dimostrato dall’Attestato di prestazione energetica (Ape) che deve essere rilasciata da un tecnico abilitato sia prima che dopo gli interventi.

Anche per il superbonus il condomino può optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione, per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.

25 Settembre 2020

Istituzione del codice tributo per il versamento da parte dei lavoratori autonomi delle ritenute d’acconto non operate dai sostituti d’imposta ai sensi dell’art. 19 del decreto Liquidità

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 50/E del 7 settembre 2020, ha istituito il codice tributo ‘4050’ denominato ‘Ritenute d’acconto non operate versate dai lavoratori autonomi – art. 19, comma 1, Decreto legge 8 aprile 2020 n. 23’. Il nuovo codice tributo servirà ai lavoratori autonomi per il versamento delle ritenute d’acconto non operate dai sostituti d’imposta. Tale articolo prevede che ‘per i soggetti con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiore a 400mila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo scorso, i ricavi e i compensi percepiti nel periodo compreso tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020 non sono assoggettati alle ritenute d’acconto da parte del sostituto d’imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. I contribuenti che si avvalgono della presente opzione, rilasciano un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della presente disposizione e provvedono a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non operate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a decorrere da luglio 2020, senza applicazione di interessi né sanzioni’. Successivamente il decreto Rilancio ha prorogato al 16 settembre la ripresa dei versamenti delle suddette ritenute in un’unica soluzione o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di 4 rate. Il decreto Agosto ha infine stabilito che i versamenti sospesi possono essere effettuati, senza sanzioni e interessi, pagando il 50% delle somme dovute in un’unica soluzione entro il 16 settembre o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 4 rate. Il restante 50% andrà pagato, a rate mensili, in un numero massimo di 24, con il versamento della prima entro il 16 gennaio 2021.

25 Settembre 2020

Trattamento fiscale ai fini Irpef delle prestazioni pensionistiche integrative in forma periodica riferite a fondi interni di previdenza

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 51/E del 9 settembre 2020, risponde all’istanza di interpello formulata da un Ente che, in qualità di sostituto d’imposta, ha chiesto chiarimenti in merito al trattamento fiscale da riservare alle prestazioni pensionistiche integrative riferibili al Fondo interno di previdenza istituito presso il medesimo Ente. Trattamento fiscale che ha trovato applicazione nei confronti dei dipendenti di quest’ultimo assunti dopo l’8 marzo 1956 e fino al 3 aprile 1975, data di entrata in vigore della legge 20 marzo 1975 n. 70. Detto Fondo è stato soppresso a decorrere dal 1°ottobre 1999, con cessazione di ogni forma di contribuzione. L’Agenzia concorda con la tesi prospettata dall’Ente istante, in disarmonia con la richiesta di alcuni ex dipendenti. Alle prestazioni integrative erogate dall’Ente in forma di rendita periodica nei confronti degli ex dipendenti, tramite un Fondo interno di previdenza, come sopra espresso, soppresso nel 1999, si applica la disciplina prevista in ragione del periodo di maturazione dei relativi montanti, e cioè quella applicabile fino al 31 dicembre 2000 che, per i montanti maturati fino al 31 dicembre 2000, stabilisce una tassazione ordinaria progressiva per scaglioni di reddito sull’87,50% dell’ammontare percepito.

Non trova applicazione l’articolo 1, comma 156, della legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge di Bilancio 2018) secondo cui, a decorrere dal 1°gennaio 2018, la disciplina fiscale di premi, contributi e prestazioni di previdenza complementare prevista dal decreto legislativo n. 252/2005 è estesa anche ai dipendenti pubblici che in precedenza ne erano esclusi.

Il documento di prassi amministrativa fa una ricostruzione del quadro normativo riguardante la previdenza complementare oggetto di diversi interventi normativi a seguito dei quali il trattamento fiscale delle prestazioni risulta differenziato in base al periodo di maturazione delle stesse, con la conseguenza che alla medesima prestazione si applicano differenti regole di tassazione a seconda del periodo di maturazione dei relativi montanti.

In merito al caso in esame la risoluzione chiarisce che le prestazioni integrative erogate in favore degli ex dipendenti dell’Ente sono interamente riconducibili a montanti maturati entro il 31 dicembre 2000, considerato che il fondo ha cessato l’attività dal 1°ottobre 1999 e conseguentemente risulta cessata ogni forma di contribuzione.

Il regime fiscale applicabile alle prestazioni in esame è dunque quello in vigore fino al 31 dicembre 2000, a nulla rilevando la data di cessazione del rapporto di lavoro e quella di erogazione delle prestazioni medesime. Le suddette prestazioni, erogate in forma di rendita, sono quindi soggetta a tassazione ordinaria progressiva per scaglioni di reddito e imponibili per l’87,50% del loro ammontare, in base a quanto previsto dal decreto legislativo 21 aprile 1993 n. 124, come modificato dalla legge 8 agosto 1995 n. 335.

L’Agenzia evidenzia inoltre che l’articolo 1, comma 156, della legge di bilancio 2018 – secondo cui, a decorrere dal 1°gennaio 2018, la disciplina fiscale di premi, contributi e prestazioni di previdenza complementare è estesa anche ai dipendenti delle Pa che in precedenza ne erano esclusi – non influenza la soluzione interpretativa fornita nel presente parere in relazione al quesito formulato. Il citato comma 156 ha, infatti, precisato che, ai dipendenti pubblici iscritti a forme pensionistiche complementari a partire dal 1°gennaio 2018, si applica integralmente la disciplina di cui al Dlgs n. 252/2005, mentre a quelli che, a tale data, risultino già iscritti a forme pensionistiche complementari, si applica la stessa disciplina limitatamente ai montanti maturati a partire dalla medesima data. Quindi, il regime fiscale delle prestazioni di previdenza complementare erogate nei confronti dei dipendenti pubblici relative ai montanti maturati fino al 31 dicembre 2017 è rimasto pressoché immutato.
In sintesi, dunque, alle prestazioni erogate in forma di rendita periodica nei confronti degli ex dipendenti dell’Ente istante si applica, come detto, la disciplina prevista in ragione del periodo di maturazione di relativi montanti e, cioè, quella applicabile fino al 31 dicembre 2000.

25 Settembre 2020

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei Dpi

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 52/E del 14 settembre 2020, ha istituito il codice tributo ‘6917’ per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione di cui all’articolo 125 del decreto Rilancio convertito, con modificazioni, nella legge n. 77 del 17 luglio 2020. Tale legge riconosce un credito d’imposta del 60% per le spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti di lavoro e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta spetta ai soggetti individuati nell’articolo 125, nella misura e alle condizioni ivi stabilite e fino ad un massimo di 60mila euro per ciascun beneficiario. L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 10 luglio scorso ha definito i criteri e le modalità di applicazione e fruizione del credito d’imposta prevedendo, in particolare, che ai fini del rispetto del limite di spesa stabilito nell’articolo 125 del decreto Rilancio, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. In relazione alle spese effettuate il credito d’imposta può essere usato anche in compensazione. In alternativa all’utilizzo diretto i beneficiari possono cedere il credito a soggetti terzi, con facoltà di successiva cessione. I cessionari possono utilizzare il credito d’imposta in compensazione entro il 31 dicembre dell’anno in cui è stata comunicata all’Agenzia delle Entrate la prima cessione del credito. Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento dell’11 settembre scorso, ha determinato la percentuale di fruizione del credito d’imposta, pari al 15,6423%.

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